This page looks plain and unstyled because you're using a non-standard compliant browser. To see it in its best form, please upgrade to a browser that supports web standards. It's free and painless.

Your sexiest photo
calendario
« Giugno 2007 »
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30  
link
madrixroma città aperta
valerio verbano
antifà
reti-invisibili
federicoaldrovandi
roma reggae coalition
illegal per renato
Radio Onda Rossa
Supportolegale
Acrobax
syndicate
RSS 0.90
RSS 1.0
RSS 2.0
Atom 0.3

26 Giugno, 2007 18:28 pensieri e parole per te Permalink

CI STO..

CI STO..
Sto scorrendo il fascicolo di liberazione, "Settanta", il numero sette.
Millenovecentosettantasei.Quanti ricordi! Non necessariamente belli. Ma
ricchi si. Molto ricchi.Una foto. La manifestazione, i pantaloni
scampanati, i maglioni alla norvegese.Io non c'ero che qualche
volta.Un’altra immagine, e un’altra.Gli operai di una fabbrica alla fine
del turno, appena aperti i cancelli. Vanno che paion ragazzi all'uscita
dalla scuola. Di corsa, spingendosi, con foga. Fuori da lì, alla
svelta!!!Io non c'ero, non sempre almeno.Le donne con i cartelli e i figli
sul braccio.Io non c'ero quasi mai.E il festival proletario al parco
Lambro. "Contro il capitale tutti nudi a danzare". E i capelli lunghi giù
per le schiene, fino alle natiche sfacciate. Tutti.Com'erano belli!!!Io non
c'ero cavoli!!!.Era più facile trovarmi di notte, in quei sotterranei che
"Re Nudo" invitava a disertare. Con la musica. Meno bombe e bella gente, o
quasi.Brera.Bastava scendere in una bettola con una chitarra e metter sul
tavolo qualche gotto in più. E allora arrivavano.Il vecchio professore
d'arte con i suoi quadri, scene di caccia ed occhi sul vino.O la "Cocotte"
di un tempo, di cui ancora si indovinavano i lineamenti fra le guance
cadenti.

Uscita dalla macchina del tempo con il suo cappello dalla
lunghissima piuma di struzzo. E trucco, e guanti di pizzo, e trine. Tutta
in nero. Bocca "rosso ti brucio". E il canto in falsetto. Intorno a lei
rivedevi la scena. Era una magia.La notte, lo spazzino, il tramviere
bloccato dal ghiaccio, l'ubriaco di cui da lontano spiavi i
pensieri.L’ultima immagine. Quella su cui il pensiero ha offuscato i
ricordi.Altre donne coi cartelli ritagliati nelle lettere, ché il vento non
li porti via."D'ora in poi decido io".Io non c'ero. Non potevo esserci.
Avevo già deciso, e il mio primo bambino arrivava.Non facevo
politica?Forse...Ora, qui, col secondo "bambino", osserviamo le immagini
con sentimenti diversi.Riscoperte.Gli ho chiesto di osservare bene l'ultima
foto, di dirmi cosa gli faceva venire in mente.
E di pensare bene prima di dar fiato alle trombe.……………………
………………………………"L'aborto, il divorzio, il lavoro
...". Bla bla bla.Eh nò. Troppo facile.
Quando mai ti ho reso facile la vita?Vuol dire proprio quello che c'è scritto.
"D'ora in poi decido io" perché io sono mia, aggiungerei.
Sorridi? Pensi sia uno slogan? Certo! Le
donne sono abituate a destreggiarsi con gli slogan, la pentola sul fuoco,
il bimbo in collo, il gatto alla salsiccia, la lavatrice che perde, il
marito nel ... Lasciamo pietosamente perdere dove.Tutte cose che lasciano
la voglia, e il tempo, di scendere in piazza coi figli in braccio a
camminar per ore. Un po' di palestra è tutta salute! Qualcosa sui cartelli
da scrivere si trova sempre.Io non c'ero nemmeno lì. Avevo le treccine e un
bambino meraviglioso. Ero mia. Ma forse ancora non lo sapevo.Ma cosa vuol
dire esser di sé stessi?Vuol proprio dire non appartenere a nessun'altro.È
bello appartenere a qualcuno, è romantico! Davvero?Appartenere ad un padre.
A una famiglia? No no. Proprio al padre. Proprietà indiscussa. Oggetto
nelle sue esclusive mani. "Patria potestà" la chiamavano. Potere di vita e
di morte. Codice alla mano. Con le attenuanti di legge per il "delitto
d'onore" per esser stati disonorati dalla figlia. Mica ci voleva tanto.
Bastava restar incinte.Se ti andava meglio venivi buttata fuori casa,
diseredata, disconosciuta.Se tutto filava liscio fino ad "età da marito"
potevan sorgere altri problemi. Esser in età da marito voleva dire che la
proprietà passava di mano. La "dote" era il pagamento del padre al marito
per pigliarsi in carico una donna da sfamare. Se andava bene le spettava il
"corredo", la biancheria era l'unica cosa di sua esclusiva proprietà,
forse. Se aveva dei beni, il patrimonio privato del marito si allargava. Ma
per il bene della “famiglia”.I rapporti sessuali? Dovere coniugale! Le
botte? Diritto di correzione! (Jus correggendi). E zitta!E se scappava?
Abbandono del tetto coniugale, perdita del diritto di abitazione nella casa
coniugale, e quasi sempre perdita dei figli come madre indegna.E se si
rifaceva una vita? Ricordiamoci che il divorzio ancora non c'era. Bastava
una denuncia anonima per "pubblico scandalo", che si appellava alla
"pubblica decenza", ed arrivava la buoncostume, ed arrestava la "pubblica
meretrice" che offendeva la “pubblica morale”.Figli, casa, corredo, tutto
sparito. Non era mica roba sua.Era lei che apparteneva a loro.Era un
"oggetto in funzione e alla mercé di", era “soggetta a potestà”. Non era
una persona, loro potevano legalmente disporre di lei.Com'era
romantico!!!"D'ora in poi decido io" voleva dire proprio quello. “Io non
sono un oggetto, e nemmeno una bestia, io voglio e devo essere una
Persona”.“Solo se vi imporrò di riconoscermi come persona sarò portatrice
di diritto”.Diritto di determinare la propria vita.La prima che riuscì, non
che provò, a ribellarsi al padre, fu una ragazza siciliana. Compromessa
dalla "fuitina" per obbligarla a sposare "chi pattuito".No, non era proprio
uno slogan scritto per passatempo.Era un urlo in coro.Fu quell'urlo che
cambiò le cose.Più potente delle trombe di Gerico, buttò giù un muro durato
millenni per loro. La schiavitù. Almeno sulla carta.Io dov'ero? A far da
apripista nella vita. Ad auto determinarmi e, come loro, sulla mia pelle.Il
"Diritto di famiglia", così come oggi lo conoscete, arriva da lì. Da quelle
caviglie dolenti, da quelle schiene martoriate, dagli occhi lacrimanti di
fumogeni e di vita.Tutto il resto è conseguenza. Divorzio, aborto, lavoro,
studio ...Sono gli oggetti che appartengono, si lasciano usare, non sono
vivi e quindi non hanno diritti.Ecco perché è importante che sappiate,
figlio mio, che le tue amiche sappiano, che tu, giovane uomo, capisca.Non è
abbastanza.Non è abbastanza dentro le teste, se una delle prime cause di
morte delle donne sono le "violenze domestiche".Non sarà mai abbastanza fin
quando si prendono decisioni per "il pubblico interesse" o "la pubblica
morale" o ancora per "la difesa della pubblica famiglia" cancellando la
memoria storica.E io ci sono.Ci son sempre stata.Ora, sarà meglio che
riflettiate bene prima di decidere se "starci dentro" pure voi.

La Tiade furiosa



categorie
Presentazione blog [16]
Contributi [18]
Processo [9]
Rassegna Stampa [46]
Iniziative [18]
pensieri e parole per te [12]
News [0]
Report finanze [1]
ultimi inserimenti
Sul corteo del 17 maggio a Verona
antiracist street team
Lettera aperta delle Madri sull'omicidio di Nicola a Verona.
Sull'omicidio di Nicola. La storia di tutti noi.
Clip sulla sala prove dedicata a Renato
I° marzo 2008- Inaugurazione della sala prove Renoize
Il 22 Febbraio '08 con Valerio e Renato nel cuore
Lettera aperta delle Madri contro la manifestazione del Blocco Studentesco
Nasce il blog del Comitato Madri Per Roma Città Aperta.
Iniziativa delle madri per Roma Città Aperta
archivi
Maggio 2008
Marzo 2008
Febbraio 2008
Gennaio 2008
Novembre 2007
Settembre 2007
Agosto 2007
Luglio 2007
Giugno 2007
Maggio 2007
Aprile 2007
Marzo 2007
Febbraio 2007
Gennaio 2007
Dicembre 2006
Novembre 2006
Site Meter