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29 Giugno, 2007 01:54 Contributi Permalink

Il comune di Roma non sarà parte civile

(OMNIROMA) Civitavecchia, 28 giu - Il gup (giudice udienza preliminare) Giovanni Giorgianni, dopo la camera di consiglio, ha rigettato la richiesta inoltrata dal legale del Comune di Roma per la costituzione dell'ente come parte civile nel processo per l'omicidio di Renato Biagetti, in corso di svolgimento al tribunale di Civitavecchia, avvenuto il 27 agosto del 2006 sul litorale di Focene. "Il giudice ha ritenuto che la capacità rappresentativa del Comune - spiega l'avvocato Sabato, legale del Comune di Roma - per l'azione giuridica Comune-cittadinanza non avesse una determinazione tale da far insorgere un diritto di risarcimento danni"

Mentre il sindaco di Roma Veltroni tornava dal "Discorso del Lingotto", il tribunale di Civitavecchia ha dunque rigettato l'istanza con cui il Comune di Roma voleva costituirsi parte civile nel processo per l'omicidio di Renato Biagetti. La costituzione di parte civile da parte del comune aveva solo un significato politico. Veltroni, infatti, dopo l'omicidio fu accusato di voler nascondere la vicenda per nascondere i problemi, i conflitti aperti, i disagi della sua città-vetrina che - come i Rom - vengono sfrattati dal centro e deportati in periferia. Veltroni, per altro, era in ottima compagnia, visto che anche le forze dell'ordine hanno cercato di oscurare la verità: uno degli imputati è figlio di un carabiniere di zona, e proprio i colleghi del padre hanno condotto le indagini con anomali ritardi, fino a "perdere" il verbale della testimonianza resa da Renato prima di morire (la più importante per fare luce sui fatti), ora ritrovato e rimesso agli atti dopo che 4 testimoni hanno smentito la ricostruzione delle forze dell'ordine. Per rimediare e dimostrare l'interesse della giunta, Veltroni decise di prendere posizione nel processo. Oggi, questa  decisione viene sgambettata dal tribunale di Civitavecchia in cui si svolge il processo per l'omicidio.

Non è una buona notizia, per i familiari, gli amici, i compagni di Renato. Per capirlo, occorre chiarire una premessa. La Costituzione di parte civile da parte del Comune poco importa, in sé, a chi non cerca giustizia o vendetta nei tribunali. Chi si ostina a seguire inchieste e processi come quello di Civitavecchia (a Genova, a Ferrara, a Milano) ha altre motivazioni che la "giusta pena". Vuole spezzare quell'apparato di potere e di disinformazione che scatta quando un episodio rischia di rivelare una verità scomoda, in modo che la volta successiva scatti con qualche difficoltà in più.

E su questo piano, la decisione del tribunale di oggi sortisce due effetti. Innanzitutto, svincola la politica istituzionale dalla vicenda e favorisce la deresponsabilizzazione di chi, come Veltroni, su una Roma prospera e pacificata sta costruendo una carriera politica e un modello di governo. Essere parte in causa, seppur defilata, in un processo che parla del disagio delle periferie romane non avrebbe aiutato l'operazione di immagine e anzi, avrebbe potuto dare al processo un risalto indesiderato. Il rigetto della costituzione di parte civile, in poche parole, autorizza il Comune a credersi assolto.

In secondo luogo, con la sua decisione il tribunale manda un segnale alla politica, intesa in senso lato: le istituzioni, i movimenti, i media si tengano fuori da questa vicenda. Il giudice vuole eliminare il rischio che la vicenda di Renato suggerisca analisi e prese di posizione, vada oltre il semplice fatto di cronaca e di tribunale. Che qualcuno che non sia un testimone, un imputato o un avvocato dica la sua, foss'anche un sindaco. Già ci sono i compagni di Renato a digrignare i denti, a piangere, a esprimere l'amore e la rabbia e i sogni di Renato.

Non sempre un giudice vuole tenersi lontano dalla politica per rivendicare l'imparzialità del diritto e l'indipendenza della giustizia. Spesso, è proprio per il motivo opposto. I giudici, spesso, reclamano autonomia dalla politica proprio quando con la politica devono fare patti, gestire equilibri, scambiare favori, indisturbati dai media e dall'attenzione pubblica. E il Tribunale di Civitavecchia di equilibri da gestire ne ha: a cominciare dai Carabinieri, coinvolti come inquirenti e come genitori. Mastella, nel rispondere ad un'interrogazione parlamentare proprio sull'anomalia di un Corpo che indaga su se stesso, ha chiarito che il Ministero non metterà bocca, dando una mano ai "silenziatori". E con quella stazione dei Carabinieri, la Procura di Civitavecchia collabora e vuole continuare a collaborare domani. I rapporti vanno manovrati con le pinze, dunque. Il Comune di Roma non avrebbe certo preteso condanne esemplari contro i Carabinieri, però toglierselo dai piedi diminuisce il numero di variabili di cui tenere conto e lascia le mani più libere al Tribunale.



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