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27 Luglio, 2008 02:14 Presentazione blog Permalink

Verso il 29 agosto '08

Sono passati ormai 2 anni da quando , il 27 agosto del 2006, Renato, uscendo da una dance hall reggae sulla spiaggia di Focene, insieme alla sua fidanzata e al suo amico Paolo, furono aggrediti da due giovani scesi dalla loro auto coltelli alla mano. Gli urlarono di tornare a casa, che quello non era il loro territorio. Colpirono Renato che, a 26 anni, morì poche ore dopo in ospedale. Nella disperazione di quei giorni i familiari, gli amici e i compagni si trovano a spiegare una scomoda verità: chi esce di casa armato di coltello per colpire chiunque possa essere considerato diverso, altro, di colore, gay, di sinistra, è un fascista. Che solo a Roma, nell’anno precedente c’erano state più di 130 aggressioni di matrice fascista. Oggi, che sono passati quasi 2 anni, si apre il processo per l’imputato minorenne. Il PM sostiene che Renato sia stato ucciso al termine di “banale diverbio degenerato per futili motivi”, e così lo uccidono una seconda volta.


Il prossimo 27 agosto saranno 2 anni che una mano fascista ci ha portato via il sorriso e gli occhi di Renato. Tante iniziative in questi 2 anni, frutto della passione di tanti compagni e compagne hanno permesso di realizzare i suoi sogni. Uno di questi è la sala prove e registrazione Renoize attraversata in questi pochi mesi di vita già da tantissimi giovani gruppi musicali e fucina di riflessioni sulle autoproduzioni. Grazie a questo progetto il prossimo 29 agosto ricorderemo Renato attraverso la musica, la sua grande passione, in un concerto in cui si esibiranno Apostoli della strada, Bestie Rare, Rancore, Ork's Machine vs Muver, Filippo Gatti, Bobo Rondelli e i 24 Grana e in cui attraverso i suoni, le immagini e le parole racconteremo ancora una volta la verità su cosa accadde quella maledetta notte sul litorale di Focene, quando l’odio per il diverso di due giovani di 17 e 19 anni strappò con 8 coltellate la vita di Renato. Con Renato nel cuore, ma anche per Carlo, Dax, Federico e Nicola che sono Ognuno di Noi Venerdì 29 agosto 08 dalle 18 alle 24 Parco della Basilica di San Paolo Via Ostiense, Roma.

 

Con rabbia e con amore

i compagni e le compagne di Renato



27 Luglio, 2008 02:12 Presentazione blog Permalink

Lettera al Pm e al giudice del tribunale Minorile di Roma. Di Stefania, mamma di Renato.

Come madre di Renato Biagetti sento la necessita' di esprimermi riguardo all'omicidio ed alle accuse con cui il PM cita in giudizio Amoroso Gioacchino. Io non sento l'esigenza di una giustizia punitiva per il crimine che ha tolto la vita a mio figlio, solo su una cosa non transigo: sulla VERITA’ che mi è dovuta e che è dovuta a Renato, che non ha compiuto nessun reato. Di una giustizia menzognera non so che farmene, non mi appartiene se la motivazione sara' ancora 'morte per rissa avvenuta per futili motivi tra balordi'. Se questa deve essere la modalità per avere giustizia, preferisco che vengano dichiarati entrambi innocenti e mandati liberi! Solo attraverso una OGGETTIVA VERITÀ DEI FATTI si puo' ottenere una giustizia. Perche' io conosco Renato e il suo modo di vivere come nessun altro. Non accettero' mai una lettura di questo evento tragico come un semplice e banale diverbio degenerato per futili motivi ! Per tante ragioni: perche' Renato non era un rissoso e nella sua vita non ha mai fatto a botte, non ha mai cercato lo scontro fisico con nessuno, ha sempre anteposto al suo il bene del prossimo. Era un ragazzo che ha dedicato la sua giovane vita allo studio, ottenendo sempre ottimi risultati e non riportando mai note disciplinari........potrei allegare tante dichiarazioni dei suoi insegnanti e in special modo da chi lo ha visto come allievo nell'ultimo periodo della sua generosa vita. E cosi' e' stato anche quella notte. Perchè Renato Laura e Paolo sono stati aggrediti - mentre stavano tornando a casa dopo una tranquilla serata reggae sul litorale di Focene - da due individui, scesi dalla loro auto già armati di coltelli. Perche' quei due armati di coltelli gli sono saltati addosso con violenza inaudita urlando loro di tornarsene a casa perche' non erano del luogo. Signor Giudice, Signor PM chi scende dalla propria auto con coltelli alla mano per aggredire chiunque possa considerare estraneo e diverso, non sta cercando una lite. E' un aggressore, e' un potenziale assassino (come i fatti hanno dimostrato). Le mani di mio figlio erano bianche, non ha mai impugnato nulla che potesse offendere l'altro, anche nel momento dell'estremo saluto accanto ad un medico del Policlinico Gemelli, notavamo come fossero perfette, senza segni, ne' escoriazioni. Non e' possibile ridurre la violenza di questo atto alla degenerazione tragica di un banale diverbio, perche' sarebbe come uccidere mio figlio un'altra volta. Renato ha ricevuto 8 coltellate violentissime e non soltanto Laura e Paolo - che erano direttamente coinvolti - ma anche altri testimoni hanno visto che tutti e due avevano in mano un coltello e che entrambi hanno colpito Renato. Nel giudicare l'imputato di questo processo si deve tener conto delle testimonianze di chi era presente quella notte, di chi era al suo fianco, di chi insieme a Renato è stato aggredito e ha avuto lesioni, per ricostruire l'accaduto in modo corretto senza omettere le responsabilita' di entrambi gli assassini. Vi chiedo, nel processo, di raccontare l'aggressione con oggettiva verità e trarre le conseguenti conclusioni. Lei, giudice, ha in mano uno strumento di comunicazione e di educazione verso i giovani. Gli atti devono raccontare la verità, una verità semplice: che due ragazzi per odio verso l'estraneo, verso il diverso da sé e dal proprio contesto, hanno aggredito e ucciso Renato e ferito Paolo e Laura. La sentenza sulla morte di mio figlio può avere una valenza per altri giovani se viene raccontata negli atti la verità sull'aggressione violenta e devastante che ha subito mio figlio, oso dire scannato come un agnello sacrificale. Per dare un senso alla morte di Renato si deve chiarire quanto siano orribili la sopraffazione e l'uso delle armi, quanto sia terribile non riconocere nell'altro un proprio simile, ma solo un nemico da battere. In tal modo la sua sentenza deve servire a convincere un ragazzo a fermarsi, a riconoscere la supremazia della vita, deve fermarlo prima che una vita ancora sia strappata. Se lei scriverà una sentenza che possa fermare un'altra aggressione, avrà restituito a mio figlio la vera essenza della vita che è l'amore universale o anche semplicemente e non secondariamente la giustizia.
Certa di essere compresa la ringrazio e le porgo i piu' distinti saluti.


Stefania Zuccari



27 Luglio, 2008 02:10 Presentazione blog Permalink

Comunicato sull'attacco ad Acrobax e l'antifascismo. Giugno '08

LA GIUSTIZIA NON E’ UGUALE PER TUTTI
…E ALLORA DOBBIAMO RESISTERE!


Vorremmo raccontare cosa è successo la notte tra il 12 e il 13 giugno quando un gruppo fascisti  ha tentato di piazzare  un ordigno esplosivo davanti al Loa Acrobax,  spazio socio-abitativo che da più di 5 anni anima gli spazi abbandonati dell’ex cinodromo.
Sono le 2:30 del mattino quando una macchina a fari spenti entra nel parcheggio antistante e si  avvicina al cancello. Scendono in tre e hanno in mano una tanica, un tubo, qualcos’altro. Prontamente i compagni che nel clima di questo periodo presidiano costantemente il posto reagiscono, mettendo in fuga i 3 fascisti che fanno esplodere l’ordigno a poche centinaia di metri.

Quanto accaduto va preso seriamente in considerazione e facciamo dunque appello all’attenzione di tutta la società sinceramente democratica e antifascista.
Questo atto poteva avere conseguenze tragiche, se non avessimo avuto gli occhi ben aperti, se non avessimo applicato il nostro diritto di resistenza.
Perché questo è stato solo uno degli ultimi atti, alimentati dal clima di intolleranza e svolta autoritaria che pervade il paese e che denunciamo da anni.
Perché voleva essere un messaggio a tutti coloro che portano avanti in questa città e non solo percorsi di conflitto in risposta ai bisogni reali della gente, a chi propone un altro modello di città, chi è l’altra Roma che lotta per diritti di tutte e tutti.
Perché nel paese del pacchetto sicurezza dove il nuovo governo di centro-destra apre la legislatura con l’applicazione di questo decreto legge che prevede carcere facile, possibilità di utilizzo dell’esercito per problemi di ordine pubblico, criminalizzazione  di qualsiasi forma di protesta, leggi razziali sull’immigrazione, succede che la legge non è uguale per tutti.

Succede che quasi 2 anni fa, il 27 agosto del 2006 Renato esce da una dance hall reggae sulla spiaggia di Focene, insieme alla sua fidanzata e al suo amico Paolo, sono le 5 del mattino e vengono aggrediti da due giovani scesi dalla loro auto coltelli alla mano.
Gli urlano di tornare a casa, che quello non è il loro territorio, colpiscono Renato con 8 coltellate violentissime. Renato, 26 anni muore poche ore dopo in ospedale.
Nella disperazione di quei giorni i familiari, gli amici e i compagni si trovano a spiegare una scomoda verità, che chi esce di casa armato di coltello per colpire chiunque possa essere considerato diverso, altro, di colore, gay, di sinistra e un fascista. Che solo a Roma, nell’anno precedente c’erano state più di 130 aggressioni di matrice fascista.
Succede che sono passati quasi 2 anni e che solo ora si apre il processo per l’imputato minorenne  per il suo omicidio, e il PM sostiene che Renato sia stato ucciso al termine di “banale diverbio degenerato per futili motivi”, e così lo uccidono una seconda volta.
La giustizia non è uguale per tutti.
Succede che la notte dell’11 luglio dello scorso anno, un gruppo di 20 esponenti di Fiamma Tricolore, aggredisce gli occupanti della casa occupata di via de Dominicis a Casalbertone.
Gli occupanti messi al riparo i bambini e gli anziani tentano di resistere e difendere la casa in cui,in totale armonia con il quartiere, abitano ormai da 7 anni.
Quattro di loro vengono feriti, nasi rotti, costole rotte, uno finisce all’ospedale con 3 coltellate.
Dopo essere stati refertati vengono invitati a riconoscere i loro aggressori e a denunciare l’accaduto.
Succede che in questi giorni, quasi un anno dopo l’accaduto, vengono denunciati anche loro per rissa aggravata. Vengono denunciati per aver praticato il loro diritto di resistenza.
La giustizia non è uguale per tutti.
Succede che un giorno alla Sapienza Forza Nuova, noto partito neofascista, assolutamente estraneo all’Università, promuova un dibattito contro il negazionismo antifascista.
Grazie al tempestivo intervento degli studenti, che segnalano come questo tipo di formazioni politiche e questo tipo di dibattiti siano semplicemente una provocazione e un insulto ad un istituzione democratica e antifascista come l’Università italiana, l’autorizzazione a svolgere questo incontro viene negata.
Succede però che la mattina successiva, alle 12:30 circa, un gruppo di una decina di studenti dei collettivi che stava attaccando uno striscione per raccontare quanto accaduto, viene aggredito da un gruppo di esponenti di Forza Nuova scesi da un’auto presa a noleggio armati di spranghe e mazze chiodate.
Gli studenti tentano di praticare il loro diritto di resistenza, di difendersi come possono, in fondo sono proprio nel luogo dove vivono e studiano tutti i giorni.
Due di loro vengono feriti e devono essere portati in ospedale. Dopo essere stati refertati vengono portati in questura per ricostruire i fatti e invece vengono denunciati per rissa aggravata.
La giustizia non è uguale per tutti.
Uno di loro, Emiliano, è ancora agli arresti domiciliari. E a lui e ai suoi compagni e compagne va la nostra solidarietà.

Crediamo che la deriva securitaria e autoritaria che avvelena il clima di questo paese sia un pericolo per tutte e tutti.
Crediamo che sia ora che lo sdegno per quanto avviene si faccia sentire.
Non e più possibile voltarsi dall’altra parte, mentre chi tenta di difendere il suo diritto ad esistere viene punito dalla repressione.

Se la giustizia non è uguale per tutti
Allora noi scegliamo di RESISTERE!


Loa Acrobax
Coordinamento
Polisportiva All Reds
Madri per Roma Città Aperta



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